Elisabetta Caizzi Marini

 

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ITALIAN

La ricerca artistica di Elisabetta osserva visceralmente le grandi artiste del passato come Mary Cassat, Louise Bourgeois, Camille Claudel fino alla delicatezza spirituale di Maria Lai.

L'ispirazione che queste figure hanno sul lavoro non avviene a livello puramente tecnico, ma trova una vitale affinità nella tematica del passato, inteso come l 'elemento più fragile e determinante, che assume il controllo nell'azione di afferrare l'immagine del nostro ''essere'' nel presente.

Gli eventi traumatizzanti e con essi le emozioni vissute ci costringono, oggi, in cupi castelli di Elsinore ossessionandoci.

Cerchiamo in vano il modus operandi per reprimere questi ricordi nell' ombra e farli tacere, ma il fantasma di noi fragili, nel passato, si manifesta rendendo ossessiva la domanda se il nostro ''essere'' attuale sia davvero tale o una condizione apparente.

Nasce, così, tramite la sperimentazione in accademia, l’utilizzo nei lavori calcografici di stratificazioni di inchiostro e di materia.

I differenti momenti di stampa dialogano e sono visibili grazie all’utilizzo dell’olio di lino, il quale crea una protezione impermeabile tra le stesure di inchiostro, vuoti emotivi, epifanie materne di dolore.

Allo stesso modo nelle opere pittoriche viene impiegato l'utilizzo del ferro e della cementite.

La cementite una volta applicata sugli strati inferiori, formati da argilla, colori calcografici e ad olio, sabbia e terre, viene rimossa cercando di tradurre il linguaggio calcografico.

Il ferro porta con se il colore del presente ma, grazie all'azione di specifici acidi, scoperti tramite l’incisione, viene modificato, consapevole di non poter plasmare la formazione di ruggine, come ci sfugge il controllo emozionale degli eventi che ci hanno lacerato.

L’esigenza di utilizzare patine metalliche ed un linguaggio primitivo nasce dall’esigenza di perdita di soggettività per elevarsi ad una condizione antica.

Il cammino del lavoro artistico nel 2019 assume un linguaggio più maturo evolvendosi tramite questa ricerca.

Quelle epifanie di dolore e paura, assumono una funzione catartica e vengono così allontanate dll’Io, per ritrovare il loro posto all’interno del nostro corpo spirituale e materico, rappresentato tramite la creazione di vene sia nei lavori calcografici e pittorici.

La paura, l’attesa amniotica, adesso, sono simili alla paura di un uomo che osserva il ‘’ χάος ‘’ del molteplice nascosto all’interno della caverna.

Così Elisabetta si concentra sulla capacità delle immagini di scaturire, sebbene utilizzando un linguaggio nuovo, delle emozioni e sensazioni archetipiche e per questo sopportabili.

Le opere indagano l'indispensabilità dell'essere presenti nell'istante nel quale la visione si manifesta, e cercano di comprendere a pieno il legame che lega il presente individuale ad un passato psichico collettivo.

Da qui nasce il frequente utilizzo della tecnica calcografica sperimentale chiamata monotipia, caratteristica propria è la possibilità di stampare la matrice con un unico gesto, qui la serialita' del lavoro viene consciamente negata poiché sarebbe impossibile catturare mediante azioni prevedibili e ripetibili le risonanze che muovono la nostra sensibilità.

L'atto artistico infatti non possiede passato ma allo stesso tempo vive e si nutre di gesti già compiuti ma mai identici, esso possiede un carattere inatteso ma che sfugge alla casualità.

Qui l'immagine nella sua semplicità e non riproducibilità diviene ricchezza di una coscienza ingenua che inconsapevolmente parla un linguaggio universale pur nascendo da un' intimità singolare.

Le opere possiedono una luce interiore che può essere compresa solamente attuando un capovolgimento della prospettiva.

La luce ed i colori non sono il riflesso di un mondo esterno ma di un universo celato nel buio, impercettibile dal di fuori.

Le visioni sono molto simili al mondo immaginifico proprio del sogno ma con una sostanziale differenza;

Il sogno appartiene al mondo della notte, queste immagini a quello del giorno dove l'anima è sveglia e l’io è cosciente.

Qui la coscienza si trova in uno stato di veglia ma allo stesso tempo lontano dal reale, dove lo spirito si distende ma l'anima è vigile, spingendoci ad una conoscenza e ad un approfondimento della nostra esistenza, esse ci riportano all'origine dell’essere.

Accogliamo in questa epifania le nuove immagini, tuttavia proviamo la sensazione che esse potessero nascere da noi, che la nostra mano avesse potuto crearle, diventando allo stesso tempo un divenire espressivo ed un divenire del nostro essere.

Mediante la creatività la coscienza immaginante si riscopre ad essere l' origine e non il prodotto di essa.

L'immaginazione ci distacca allo stesso tempo dal passato e dalle realtà, aprendoci alla direzione dell’avvenire.

Attraverso di essa si colloca sul terreno su cui precisamente la funzione dell'irreale giunge a sedurre o a rendere inquieto l'essere assopito nei suoi automatismi.

Servendoci dell'atto creativo saremo in grado di ritrovare noi stessi, di interrogarci se la torre della nostra anima sia mai stata del tutto rasa al suolo.

Non solo i nostri ricordi ma anche le nostre dimenticanze trovano qui sede, il nostro inconscio dimora e la nostra anima ne è il custode.

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ENGLISH

Elisabetta's artistic research viscerally observes the great artists of the past such as Mary Cassat, Louise Bourgeois, Camille Claudel and the spiritual delicacy of Maria Lai.

The inspiration that these figures have on the work does not happen on a purely technical level, but finds a vital affinity in the theme of the past, understood as the most fragile and decisive element, which takes control in the action of grasping the image of our '' to be 'in the present.

The traumatizing events and with them the emotions experienced force us, today, into dark castles of Elsinore obsessing us.

We look in vain for the modus operandi to suppress these memories in the shadow and silence them, but the ghost of us fragile, in the past, manifests itself by making the question whether our current "being" really such or an apparent condition.

Thus, through experimentation in the academy, the use of ink and material layers in calcographic works is born.

The different moments of printing dialogue and are visible thanks to the use of linseed oil, which creates an impermeable protection between the layers of ink, emotional voids, maternal epiphanies of pain.

In the same way, the use of iron and cementite is used in the paintings.

The cementite once applied on the lower layers, formed by clay, chalcographic and oil, sand and earth colors, is removed trying to translate the chalcographic language.

The iron carries with it the color of the present but, thanks to the action of specific acids, discovered through the incision, it is modified, aware of not being able to mold the formation of rust, as we escape the emotional control of the events that have torn us .

The need to use metallic patinas and a primitive language arises from the need to lose subjectivity to rise to an ancient condition.

The path of artistic work in 2019 takes on a more mature language, evolving through this research.

Those epiphanies of pain and fear, take on a cathartic function and are thus removed from the ego, to find their place within our spiritual and material body, represented through the creation of veins both in chalcographic and pictorial works.

Fear, the amniotic expectation, are now similar to the fear of a man who observes the ‘’ χάος ‘’ of the multiple hidden inside the cave.

Thus Elisabetta focuses on the ability of images to spring, albeit using a new language, of archetypal emotions and sensations that are bearable.

The works investigate the indispensability of being present in the instant in which the vision manifests itself, and try to fully understand the bond that links the individual present to a collective psychic past.

Hence the frequent use of the experimental chalcographic technique called monotype, a characteristic characteristic is the possibility of printing the matrix with a single gesture, here the seriality of the work is consciously denied since it would be impossible to capture the resonances that move the our sensitivity.

The artistic act in fact does not have a past but at the same time it lives and feeds on already completed but never identical gestures, it possesses an unexpected character but that escapes randomness.

Here the image in its simplicity and non-reproducibility becomes the richness of a naive conscience that unknowingly speaks a universal language even though it is born of a singular intimacy.

The works possess an inner light that can be understood only by implementing a reversal of perspective.

Light and colors are not the reflection of an external world but of a universe hidden in the dark, imperceptible from the outside.

The visions are very similar to the imaginative world proper to the dream but with a substantial difference;

The dream belongs to the world of the night, these images to that of the day where the soul is awake and the self is conscious.

Here the consciousness finds itself in a state of wakefulness but at the same time far from the real, where the spirit relaxes but the soul is vigilant, pushing us to a knowledge and a deepening of our existence, they bring us back to the origin of the to be.

In this epiphany we welcome the new images, yet we feel the sensation that they could arise from us, that our hand could create them, becoming at the same time an expressive becoming and a becoming of our being.

Through creativity the imaginative consciousness is rediscovered to be the origin and not the product of it.

At the same time, the imagination detaches us from the past and from reality, opening us to the direction of the future.

Through it is placed on the ground on which precisely the function of the unreal comes to seduce or to make restless being dormant in its automatisms.

Using the creative act we will be able to find ourselves, to ask ourselves if the tower of our soul has ever been completely razed to the ground.

Not only our memories but also our forgetfulness find their home here, our unconscious home and our soul is its guardian.